Sarebbe stato un bene fosse proseguito quel clima di attesa e di sospensione del giudizio che sembrava inizialmente dovesse prevalere tra tutte le parti che in questi anni si sono confrontate sui destini della scuola. Sembrava opportuno confrontarsi a emergenza conclusa, in base alle esperienze acquisite. È durato però poco. Ad alzare i toni un comunicato intitolato “Lasciateci lavorare!” firmato da una ventina di Dirigenti Scolastici, che auspica una torsione decisamente autoritaria nell’organizzazione del lavoro, con un potere pressoché totale dei dirigenti sui docenti. I docenti non devono più di tanto pensare a “che cosa insegnare”, devono invece “informarsi bene” sull’articolo 33 della Costituzione, di cui il comunicato sembra fornire un’interpretazione autentica. “Formazione obbligatoria, per tutti, valutazione per competenze, uso di tecnologie nella didattica. Sono anni che ci riempiamo la bocca con queste parole, adesso è il momento di metterle in pratica, tirarsi su le maniche e fare comunità”. A distanza di pochi giorni,  la notizia che  “il Ministro Azzolina” ha “firmato il decreto con cui conferisce incarico di consulenza ad esperti di innovazione didattica e formazione“. Ecco l’ennesima commissione di sostenitori dell’innovazione didattica a senso unico: un docente in pensione di matematica e scienze, risultato tra i 50 finalisti scelti dalla Varkey Foundation per il Global Teacher Prize e ad affiancarlo, proprio la prima firmataria del documento dei Presidi, la Dirigente Scolastica Amanda Ferrario, già collaboratrice di Bussetti. Una parabola sicuramente negativa della politica scolastica del Movimento 5 Stelle, che pare abbia scelto di agire in piena continuità con le scelte conservatrici di questi ultimi anni inaugurate con la Legge 107, assecondando le indicazioni delle associazioni più inclini a sacrificare la scuola e la formazione degli studenti a un’ideologia economicistica dal corto respiro. Eppure all’interno di quel movimento ci sarebbero ancora delle voci critiche: sarebbe bene emergessero offrendo agli insegnanti una sponda nella loro volontà di evitare una tale deriva. (link)

Il Decreto Scuola dell’8 Aprile mira ad assicurare attraverso la didattica a distanza lo svolgimento e la conclusione di questo anno scolastico funestato dal coronavirus e l’avvio ordinato del prossimo. Nella bozza si richiama il lavoro agile come cornice di riferimento normativo per inquadrare le attività a distanza dei docenti. Pur nell’eccezionalità di un momento che richiede soluzioni d’emergenza, una riflessione si impone: se il lavoro a distanza degli insegnanti con i loro studenti dovesse essere definitivamente incastonato nella cornice giuridica del lavoro agile allora avremmo compiuto l’ultimo passo verso l’aziendalizzazione non solo della scuola ma della stessa relazione educativa. Una didattica a distanza ordinaria e normata come smart working, di cui, in questi giorni difficilissimi e straordinari, i “piazzisti dell’istruzione” vaticinano le sorti progressive costruendosi proficue rendite di posizione, se concepita come più produttiva e competitiva, dunque preferibile a quella in presenza, e resa interscambiabile e fungibile versus quella in presenza, diventerebbe esclusivamente funzionale al suo prodotto (l’esito degli apprendimenti?), magari misurato da un Invalsi sempre più computer based, finalmente senza le fastidiose scorie emotive e affettive del nostro imperfetto e soggettivo sentire, lavorare, imparare, vivere. Ma sarebbe una torsione pedagogica epocale, con effetti professionali e antropologici devastanti. Perché chiuderebbe davvero e in modo definitivo il circolo vizioso – ‘competenze’ – ‘apprendimento’ – ‘tecnologia digitale’ – nella dimensione univoca e alienante del ‘capitale umano’. (Link)

Con riferimento alle previsioni normative di cui al DPCM del 4 marzo 2020, finalizzate al contrasto della evoluzione del fenomeno epidemiologico COVID-19 sul territorio nazionale, viste le plurime segnalazioni pervenute a questa Organizzazione Sindacale in ordine a “convocazioni ad horas” del Collegio dei docenti – disposte dai Dirigenti Scolastici di svariati Istituti di ogni ordine e grado di istruzione, si evidenzia chela ratio del Decreto in questione risiede in equivocamente nella necessità di ridurre al minimo possibile le occasioni di assembramento di un numero considerevole di persone – tanto in luoghi pubblici che privati. Pertanto, considerato – in media – l’elevato numero di componenti del Collegio dei Docenti dei singoli Istituti, in alcuni casi composto finanche da 140/150 docenti, le convocazioni ad horas di cui sopra potrebbero, con ogni probabilità ed evidenza, costituire una ingiustificata elusione del testo normativo citato.

Infatti:

A) il Decreto cit. prevede espresse misure logistiche di prevenzione dell’epidemia: in particolare, l’art. 1, comma 1 lett. a) stabilisce che “sono sospesi i congressi, le riunioni, i meeting in cui è coinvolto…personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali”. Il collegio dei docenti costituisce senz’altro una riunione (di circa 100 o molte più persone, come detto). Il Personale scolastico è “incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali” ai sensi della Legge n. 146/1990. Pertanto, la convocazione del collegio docenti violerebbe apertamente tale previsione.

B) il Decreto cit. prevede ulteriori misure logistiche di prevenzione dell’epidemia: in particolare l’art. 1, comma 1 lett. b), richiamando la lett. d) della tabella allegata al Decreto, impone una “distanza interpersonale di almeno un metro”. Tale circostanza sarebbe impossibile da garantire costantemente durante un Collegio dei docenti, considerata la scarsa ampiezza della maggior parte delle aule nelle quali essi sono tenuti, visto soprattutto l’ingente numero dei partecipanti, che abitualmente stazionano per lungo tempo l’uno di fianco all’altro.

C) il Decreto cit. non onera espressamente i Dirigenti Scolastici di convocare ad horas i Collegi dei docenti degli Istituti Scolastici, piuttosto si limita a prevedere solo delle misure di didattica alternative (a distanza);

D) fermo il contenuto delle disposizioni di cui al Decreto cit., i Dirigenti Scolastici hanno altresì l’obbligo, rilevante in punto civile e penale – e in questo periodo in modo ancor più stringente – di garantire ai sensi dell’art. 2087 cod. civ. la sicurezza dell’ambiente di lavoro e, quindi, di tutelare l’incolumità fisica e psichica dei lavoratori. Sicurezza ed integrità che sarebbero ingiustificatamente messe a rischio nel caso di eventuale convocazione del collegio dei docenti.

E) l’eventuale inosservanza delle previsioni di cui al Decreto cit. da parte dei Dirigenti Scolastici integrerebbe la violazione dell’art. 650 cod. pen. “Inosservanza ai provvedimenti dell’Autorità”, reato per il quale è prevista la pena dell’arresto fino a tre mesi.


Napoli, 4 marzo 2020


Ufficio legale Gilda degli Insegnanti di Napoli                               Il Coordinatore provinciale FGU

    Avv. Daniele Graziano                                                                           Prof. Graziano Forlani

“L’ultimo rapporto dell’Ocse Pisa, che valuta i livelli di istruzione degli studenti nel mondo, segnala che gli studenti italiani sono ormai agli ultimi posti per competenze scientifiche e comprensione del testo.” Un incipit allarmante quello del servizio di Presa Diretta, intitolato Cambiamo la scuola, andato in onda il 28 febbraio 2020. Eppure basta un rapido fact checking per vedere che quella di Presa Diretta è una fake news: nelle competenze scientifiche gli studenti italiani si collocano a metà classifica e un po’ sopra la metà per quanto riguarda la comprensione del testo. La bufala non è marginale nell’economia della trasmissione. Al telespettatore viene spiegato che la scuola italiana in passato è stata capace di formare il vincitore della medaglia Fields (il Nobel della Matematica) e la ricercatrice che ha isolato il Coronavirus, ma, che, come testimoniano i dati PISA OCSE, non è più all’altezza del suo compito. Il programma prosegue con una specie di catalogo delle meraviglie: neuroscienze, soft skills, flippclassroom (sic) e l’immancabile INVALSI aprono la via a una rivoluzione dell’apprendimento che diventerà meno faticoso e più funzionale ha quello che chiedono veramente le imprese. Non può mancare il pellegrinaggio alla mitologica Finlandia per carpire i segreti della suo sistema scolastico, oggetto di una sorta di culto grazie hai risultati conseguiti dagli studenti finlandesi nei test OCSE PISA. Un viaggio che poteva essere molto più breve, se solo i giornalisti di Presa Diretta avessero studiato i risultati italiani. Infatti, in Matematica, gli studenti del Italia del Nord Est e Nord Ovest superano quelli finlandesi. (Leggi tutto)

Con una nota del 3 aprile scorso il Ministero dell’Istruzione (Miur) è tornato a richiamare l’attenzione dei docenti sulla complessa questione della didattica per gli alunni con bisogni educativi speciali (Bes). Per i non addetti ai lavori, si tratta di una macro-categoria, mediante la quale ci si riferisce ad aree di tutela differenziate – come l’ambito della disabilità (cui fa riferimento la legge 104/1992) l’area dei disturbi specifici dell’apprendimento (legge 170/2010), e a cui si aggiungono – in virtù di una direttiva del 2012 – tante altre situazioni di svantaggio o marginalità, alcune delle quali estranee a qualsiasi processo diagnostico, ma pure riferentisi ad allievi bisognosi di misure didattiche peculiari (ad esempio gli alunni provenienti da contesti degradati). Gli studenti in situazione di disabilità cui fa riferimento la legge 104 sono accompagnati nell’apprendimento e nell’integrazione sociale da insegnanti di sostegno (e spesso anche da assistenti educativi), che cooperano a diverso titolo con gli altri docenti, con la famiglia, con i medici e con eventuali strutture associative presenti sul territorio, nella definizione e realizzazione di un Piano educativo individualizzato (Pei). La legge 170 concerne invece le politiche di inclusione scolastica per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (con particolare riferimento a dislessia, disgrafia e discalculia), per i quali non è prevista la presenza di insegnanti di sostegno, ma è riconosciuto il diritto a un Piano didattico personalizzato (Pdp), in cui siano esplicitate misure dispensative e strumenti compensativi, mirati a garantire il diritto all’istruzione. Analoga possibilità di ricorrere a un Pdp è prevista per altri casi di svantaggio, anche temporaneo (e qui il ventaglio della casistica è davvero ampio e sempre aperto a nuove situazioni critiche). (Leggi tutto)